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Il nuovo patto dei sindaci: un’ iniziativa concreta ed efficace

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GENNAIO, 2017

EFFICIENZA ENERGETICA

Dopo le novità del Winter Package con l’innalzamento al 30% dell’obiettivo di riduzione dei consumi energetici, da non sottovalutare la ristrutturazione della principale organizzazione che coinvolge le autorità locali e regionali che, su base volontaria, si impegnano a raggiungere gli obiettivi europei sul clima e l’energia: il Patto dei Sindaci.

 

L’organizzazione nasce nel 2008 a sostegno delle politiche europee sul clima, subito dopo l’approvazione del Pacchetto Clima-Energia 20-20-20 contenuto nella Direttiva 2009/29/CE; i principi contenuti nel provvedimento normativo vennero adottati dal Patto dei Sindaci al fine di coinvolgere gli enti locali ad intraprendere una rivoluzione energetica “dal basso”. Successivamente, la volontà di andare oltre gli obiettivi di riduzione previsti fino al 2020, ha reso necessaria l’adozione di un approccio integrato per affrontare tanto la mitigazione quanto il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Per questo motivo l’organizzazione ha avviato un processo di consultazione il cui esito ha dato vita alla creazione del c.d. Nuovo Patto dei Sindaci, presentato nell’ottobre 2015. La struttura rinnovata dell’organismo va dunque a completare ed aggiornare la visione dell’iniziativa, coinvolgendo – di conseguenza – le nuove realtà firmatarie ad impegnarsi al raggiungimento degli obiettivi comunitari entro il 2030.

 

Attualmente risultano 7.198 coloro i quali – attraverso un atto deliberato dal Consiglio regionale o municipale – hanno aderito al Patto dei Sindaci, suddivisi tra enti locali e regionali, coinvolgendo oltre 220 milioni di abitanti; le realtà territoriali che fanno capo al Nuovo Patto superano le 500 e si impegnano dunque a contribuire alla riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030.

 

La visione del futuro energetico dei firmatari del Patto deve essere compatibile con gli obiettivi comunitari e, nell’individuazione di una strategia a lungo termine che miri ai principi normativi di riduzione delle emissioni, è importante coinvolgere tutti gli stakeholder. Per questo motivo, con il supporto fornito dai Coordinatori e dai Sostenitori regionali del Patto, i firmatari sono tenuti a realizzare un Inventario di Base delle Emissioni (IBE): sapere a quanto ammonta il totale di CO2 emessa all’interno dei confini territoriali al fine di identificarne la fonte rappresenta la base di partenza per identificare dove e come agire. Il secondo step riguarda il tema dell’adattamento e consiste nel valutare il grado di rischio e vulnerabilità della realtà locale (o regionale) nell’adattarsi ai cambiamenti climatici. Determinati eventi metereologici potrebbero avere impatti differenti: la valutazione del rischio e della vulnerabilità considera quelle variabili che concorrono alla realizzazione di una valutazione della capacità adattiva in ambito urbano.

 

Una volta elaborati l’IBE ed i documenti legati alla valutazione del rischio sarà possibile determinare le misure e gli strumenti adottabili dal comune firmatario che saranno contenuti all’interno del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, comunemente noto con l’acronimo PAES. Quest’ultimo è stato recentemente ribattezzato PAESC (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima presentati per il Patto 2030) e dovrà essere redatto dai futuri aderenti al nuovo Patto dei Sindaci entro due anni dalla delibera ufficiale di adesione (il PAES, invece, veniva presentato entro un anno dall’adesione formale all’organizzazione). A cadenza biennale il Piano sarà sottoposto ad un’analisi di monitoraggio che verrà corredata da una relazione di attuazione volta a condividere con gli altri firmatari i progressi fatti dall’ente locale.

 

Ad oggi il 79% degli aderenti hanno già presentato un PAES, per un totale di 5.672 piani approvati (7 sono in corso di approvazione). Oltre la metà (3.014 per la precisione) sono stati realizzati da enti locali italiani. Dei 17 PAESC realizzati fino ad oggi, 8 provengono da città italiane, a conferma dunque del ruolo centrale dell’Italia all’interno dell’iniziativa del Patto dei Sindaci.