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Industria italiana: medaglia d’argento per gli investimenti in efficienza energetica nel 2015

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GIUGNO, 2016

FARE EFFICIENZA

Giovedì scorso a Milano si è svolto il Convegno di presentazione dell’Energy Efficiency Report, Rapporto elaborato dall’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, giunto quest’anno alla sua quarta edizione.

 

Da quanto emerso dal suddetto Rapporto, a fronte di una spesa di 5,63 miliardi di euro investiti nel corso del 2015 dagli operatori nell’ambito dell’efficienza energetica, l’industria italiana occupa il secondo posto con 1,8 miliardi di euro (32% del totale), alle spalle del comparto residenziale che conta investimenti per 3 miliardi di euro (53%). Medaglia di bronzo per terziario ed uffici, settore che comprende anche la Pubblica Amministrazione.

 

In dettaglio, se si analizza il valore complessivo della spesa nei sette settori campione considerati come altamente energivori, pari a 1,3 miliardi di euro, oltre il 50% degli investimenti realizzati previene da settore metallurgico. Inoltre, la soluzione tecnologica maggiormente adottata da quest’ultimo riguarda gli interventi di efficientamento dei sistemi di combustione, per un totale di 387 milioni di euro. Il settore metallurgico risulta, pertanto, particolarmente propenso a rivedere i propri processi produttivi a favore di un maggior efficientamento degli stessi.

 

Da segnalare l’interessante evoluzione nel residenziale: restringendo il campo a GDO e hotel, l’ammontare complessivo delle risorse finanziarie impiegate si riduce a 130 milioni di euro e, escludendo gli interventi di efficientamento dei sistemi di illuminazione, che coprono il 50% del totale disponibile, è interessante notare che la GDO ha destinato ben 12,6 milioni di euro a progetti di efficientemento legati ai sistemi di refrigerazione, indirizzati soprattutto allo stesso settore. Bassi i livelli d’investimento per quanto riguarda la cogenerazione nella GDO, ambito in cui il settore alberghiero registra una maggiore propensione (8 milioni di euro investiti).

Particolare menzione merita l’analisi effettuata in tema di tipologia di investimento: oltre a considerare l’entità degli impieghi finanziari nel campo dell’efficienza energetica – nei comparti carta, chimica, prodotti per l’edilizia, meccanica, metallurgia, vetro e ceramica, alimentare – risulta che più dell’80% delle risorse disponibili sono state impiegate per portare a termine interventi volti all’efficientamento dei processi produttivi strettamente collegati alle attività di core business ed eseguiti senza l’ausilio delle ESCo.

Capofila di questo trend è sempre l’industria metallurgica, settore in cui il 90% del totale delle risorse realizzate (316,9 milioni di euro) vede direttamente l’operatore industriale intervenire sui propri processi core, seguita dal cartario (94% su investimenti pari a 170,8 milioni di euro), dai produttori di materiale per l’edilizia (90% su 143 milioni di euro), dal settore del vetro e della ceramica (90% su 130 milioni di euro), dalla meccanica (60% su 107,7 milioni di euro), dal settore chimico (70% su 97,9 milioni di euro) ed, infine, dall’alimentare con il 53% degli interventi self made (73,9 milioni di euro). In quest’ultimo caso, gli interventi realizzati da parte delle ESCo riguardano servizi indiretti alla produzione e si concentrano soprattutto sull’installazione di sistemi di cogenerazione.

Molto più basso il volume d’affari relativo agli interventi sulla linea di produzione dell’industria alimentare da parte delle Energy Service Company, trattandosi di un c.d. “fattore critico di successo” che, in quanto tale, rientra nelle ragioni per cui gli industriali preferiscono rivolgersi ad un fornitore di tecnologia – sfruttando il know-how del proprio ufficio tecnico – e realizzare “in casa” il proprio intervento di efficientemento.

La conoscenza delle specificità tecniche rappresenta uno degli elementi essenziali per l’industriale: infatti, se quest’ultimo dovesse continuare a percepire la ESCo come “esterna” rispetto al proprio settore e i risparmi energetici come non essenziali e se le competenze non dovessero evidenziare un forte vantaggio competitivo, gli operatori continueranno a seguire questa linea.

Migliore, invece, la percentuale di investimenti relativi alle attività non core, che arrivano al 40% per un valore pari a 155,9 milioni di euro, che favoriscono le ESCo.