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Con l’avvicinarsi della scadenza di compliance le quotazioni scivolano al di sotto della media mobile a 20 giorni.

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APRILE, 2018

SETTIMANA DELLA C02

Pare stia prendendo piede, tra gli stakeholder dell’EU ETS, la convinzione che le ultime riforme non siano abbastanza per tutelare gli obiettivi climatici di lungo termine dell’eurozona. La scorsa settimana è stato pubblicato, da parte della European Roundtable on Climate Change and Sustainable Transition (ERCST), il report 2018 sullo stato dell’arte del sistema. Si tratta di un survey condotto su 118 stakeholder nel quale solo il 14% di questi ha ritenuto che le quotazioni EUA nel prossimo decennio saranno allineate con le traiettorie di investimento per raggiungere gli obiettivi al 2050 di taglio delle emissioni. Nella stessa giornata, martedì, il Parlamento Europeo ha dato la propria approvazione riguardo l’estensione fino al 2030 ai settori non ETS degli obiettivi emissivi. L’accordo copre principalmente le emissioni del settore trasporti, agricoltura, edile e dei rifiuti. L’obiettivo è il taglio delle emissioni del 10% rispetto ai livelli 2005.

Contestualmente, anche la Commissione Europea si sta dando da fare per sostenere il proprio impegno contro il cambiamento climatico: ha infatti iniziato a imbastire una strategia di lungo periodo per aggiornare la propria 2050 Low Carbon Roadmap, scritta originariamente nel 2011.

 

Mercato:

 

La settimana è stata complessivamente negativa per le quotazioni, con un deprezzamento del 7,32% su base settimanale. Nonostante ciò, la settimana ha visto anche movimenti al rialzo, in particolare nelle sessioni di lunedì e mercoledì. Il primo giorno di scambi vede il raggiungimento dei massimi settimanali, ben oltre la soglia dei 14,00 €/ton (14,22 €/ton il picco infra-day) ed un settlement positivo. Mercoledì, poi, nonostante l’asta governativa non sia stata di supporto per la borsa, questa ha beneficiato dell’avvicinarsi della scadenza di compliance e degli operatori in acquisto, che hanno sostenuto il prezzo del permesso facendogli chiudere la giornata positivamente. Seguono, però, due giornate a forte deprezzamento: si registrano due strappi al ribasso di notevole entità ed una rottura al ribasso del supporto tecnico in area 12,50 €/ton, identificato a fine marzo. I prezzi scendono anche al di sotto della media mobile a 20 giorni, fattispecie che non si verificava da inizio febbraio. Questo crollo delle quotazioni ha sicuramente stimolato gli operatori di borsa, i quali hanno immesso liquidità sul mercato facendogli registrare la sessione a volumi più alti da marzo 2014 (oltre 55 Mln di permessi transati sul DEC8).

 

Lunedì il contratto EUA DEC8 ha chiuso 14,00 € (+0,06 €); il contratto per l’energia tedesca ha chiuso a 38,81 €/MWh (+0,24 €/MWh); il brent è valutato 71,42 $/bbl (-1,16 $/bbl); il contratto CER DEC8 ha chiuso a 0,20 € (0,00 €/ton).

 

Martedì il contratto EUA DEC8 ha chiuso a 13,74 € (-0,26 €); il contratto per l’energia tedesca ha chiuso a 37,92 €/MWh (-0,89 €/MWh); il brent è valutato71,58 $/bbl (+0,16 $/bbl); il contratto CER DEC8 ha chiuso a 0,20 € (0,00 €).

 

Mercoledì il contratto EUA DEC8 ha chiuso a 13,89 € (+0,15 €); il contratto per l’energia tedesca ha chiuso a 38,02 €/MWh (+0,01 €/MWh); il brent è valutato 73,48 $/bbl (+1,90 $/bbl); il contratto CER DEC8 ha chiuso a 0,20 € (0,00 €).

 

Giovedì il contratto EUA DEC8 ha chiuso a 13,46 € (-0,43 €); il contratto per l’energia tedesca ha chiuso a 38,70 €/MWh (+0,68 €/MWh); il brent è valutato 73,78 $/bbl (+0,30 $/bbl); il contratto CER DEC8 ha chiuso a 0,20 € (0,00 €/ton).

 

Venerdì il contratto EUA DEC8 ha chiuso a 13,05 € (-0,41 €); il contratto per l’energia tedesca ha chiuso a 37,93 €/MWh (-0,77 €/MWh); il brent è valutato 74,06 $/bbl (+0,28 $/bbl); il contratto CER DEC8 ha chiuso a 0,20 € (0,00 €).